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Business model, business plan, business funding. Lo possono fare tutti?

Si, sarebbe bello avere una comunità di professionisti, menti eccelse, piccoli e grandi geni ma siamo sempre lì, la differenza la fa-chi-fa e chi studia moltoper farlo e farlo fare.

Sono fortemente del parere che di innovazione e progettazione, aldilà di qualche «piccolo Maradona» (che comunque si allenava molto per essere performante), possono parlarne persone che la fanno o che la studiano approfonditamente.

Non basta più essere uomini di marketing, business modeler solo perché hai letto il libro di qualche guru americano, non basta essere stati studente di una scuola di management per parlare, insegnare e valutare qualcosa di innovativo e di come si possa progettarlo.

È importante che chi vuole fare l’allenatore – quando si parla di calcio, il ristoratore -quando si va a cena fuori ovvero il politico – quando si sente il telegiornale, lo faccia ovvero lo studi sul serio.

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Industria 4.0: alle (m)PMI manca capitale umano competente

Caro Ministro @CarloCalenda,

dedico a lei e al piano (linee guida, più appropriato) #industria4.0 il mio primo post su Medium.

Beh si, scrivo davvero poco e lo dico ogni volta che lo faccio che non ho molto tempo per questa tipologia di comunicazione: imbrigliato, come circa 2 milioni di micro e piccoli imprenditori, nell’essere creatore, gestore, direttore e promotore della mia azienda, i minuti extra a disposizione sono principalmente per riposarmi e i miei affetti più cari (considerazione base del post).

Ho visto attentamente il piano proposto e, nell’attendere roadmap, specifiche per calarlo sui territori e KPI relative, lo ritengo di buon auspicio e un bel punto di partenza.

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Meno progetti più processi, meno invenzioni più managerialità

Era tempo che volevo esternare i miei pensieri al riguardo, stando nel “baricentro” quotidiano del “confronto” pubblico/privato come facilitatore e mentor per fare impresa e immerso nella passione della formazione sul tema, vorrei esplicitare principalmente due concetti, più in senso lato:

  1. una visione e strumenti univoci, stesso verso, stessa direzione per tutti.

Continuiamo ad essere frammentati e “nani” nell’operatività poiché soprattutto le politiche e le scelte strategiche sono ancora troppo a cavallo tra il passato e il futuro, come fossero dettate da processi di segmentazione di marketing, alcuni esempi chiave:

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Innovazione fa rima con confusione

 

Mi piacerebbe molto scrivere di più (nonché partecipare a convegni, presentazioni, eventi, magari in prima persona) su temi di lavoro e fare impresa ma ultimamente, sempre di più, bisogna dedicarsi all’operativo, incontrare, proporre, inventare, fare, produrre, innovare. Mi accorgo dunque che, dopo la parola startup (e il tentativo di farle/parlarne da parte di molti), la consegutio temporum è la parola innovazione, tutti gli attori del sistema impresa ne fanno uso, almeno una volta, in un discorso.

Non ne sono certo un esperto scientifico ma, vivendo la “strada” dell’ecosistema imprenditoriale-istituzionale-associazionistico-finanziario per fare impresa, mi accorgo di quanta confusione ci sia nella formazione, nell’ideazione, nella facilitazione e nell’esecuzione di tutti gli attori che ruotano intorno all’innovazione. Parlo ovviamente dell’Italia e non mi permetto di andare oltre confine, rischierei giudizi euristici.