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social innovation

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Perché (ri)partire da PM. Troppi operativi, c’è grande bisogno di offerta «manageriale»

Dopo un periodo di assestamento, da qualche mese ho ripreso a «guardare lontano» e fare cose nuove, sempre con il dilemma di come riuscire ad organizzarsi al meglio la vita, professionale e personale.


Sono circa 10 anni che approfondisco l’aspetto organizzativo per le micro e piccole realtà imprenditoriali e per la creazione d’impresa, quando in Italia «startup» era ancora una «parola americana» :)

Non ho mai lavorato in grandi imprese ma sono in stretto contatto da anni con colleghi manager di diversi livelli, confrontandomi con loro su gestione di processi (anche di vita), di persone e lancio di progetti e iniziative.

Ho deciso fortemente che quello che devo fare oggi è, in assenza di soci «esecutori», ripartire con una squadra manageriale, prima di assumere o interpellare operativi di ogni genere, imitando l’approccio delle grandi strutture, soprattutto quando si (ri)parte quasi da zero.

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Analisi dei bisogni. Perché servono capacità da antropologo

Ogni giorno si studiano nuovi modelli di sviluppo di servizi nonché metodologie di progettazione «sociale»: esperti progettisti, imprenditori, business designer e tante menti «fresche» come studenti e giovani innovatori.

Aldilà di un mondo rimasto ancora davvero ancorato al prodotto come punto di partenza (con una visione di fine secolo scorso), trovo limitativo e limitante un approccio con partenza customer needs solo sulla parte core del servizio; metodo che definisco quasi preteritetico.

In effetti, partire dai bisogni delle persone è il corollario numero 1 del modo di progettare human centered ma noto fortemente che una contaminazione «ingegneristica» (e spesso approcci di cuore e di innamoramento delle proprie idee), con vecchio metodo di progettare in maniera sequenziale, limita e circoscrive l’analisi dei bisogni solo in quelli specchio del servizio ovvero del business che gira, in quel momento, nella testa di chi sta progettando.