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Perché (ri)partire da PM. Troppi operativi, c’è grande bisogno di offerta «manageriale»

Dopo un periodo di assestamento, da qualche mese ho ripreso a «guardare lontano» e fare cose nuove, sempre con il dilemma di come riuscire ad organizzarsi al meglio la vita, professionale e personale.


Sono circa 10 anni che approfondisco l’aspetto organizzativo per le micro e piccole realtà imprenditoriali e per la creazione d’impresa, quando in Italia «startup» era ancora una «parola americana» :)

Non ho mai lavorato in grandi imprese ma sono in stretto contatto da anni con colleghi manager di diversi livelli, confrontandomi con loro su gestione di processi (anche di vita), di persone e lancio di progetti e iniziative.

Ho deciso fortemente che quello che devo fare oggi è, in assenza di soci «esecutori», ripartire con una squadra manageriale, prima di assumere o interpellare operativi di ogni genere, imitando l’approccio delle grandi strutture, soprattutto quando si (ri)parte quasi da zero.

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Business model, business plan, business funding. Lo possono fare tutti?

Si, sarebbe bello avere una comunità di professionisti, menti eccelse, piccoli e grandi geni ma siamo sempre lì, la differenza la fa-chi-fa e chi studia moltoper farlo e farlo fare.

Sono fortemente del parere che di innovazione e progettazione, aldilà di qualche «piccolo Maradona» (che comunque si allenava molto per essere performante), possono parlarne persone che la fanno o che la studiano approfonditamente.

Non basta più essere uomini di marketing, business modeler solo perché hai letto il libro di qualche guru americano, non basta essere stati studente di una scuola di management per parlare, insegnare e valutare qualcosa di innovativo e di come si possa progettarlo.

È importante che chi vuole fare l’allenatore – quando si parla di calcio, il ristoratore -quando si va a cena fuori ovvero il politico – quando si sente il telegiornale, lo faccia ovvero lo studi sul serio.

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Cambio programma Necto : offline = Mama Industry : online

«È tempo di migrare» diceva D’Annunzio. Non è Settembre ma si è giunti alla fine di un percorso importante.


10 anni fa siamo partiti con la piccola realtà di nome Necto; abbiamo messo a disposizione una rete professionale per il micro e piccolo imprenditore, cercando di essere un hub di riferimento, in tempi non sospetti:

  • circa 150 imprese progettate e affiancate nell’attuazione,
  • più di 1.000 consulenze,
  • oltre 5 milioni di euro trovati per accesso al credito.

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Una figura capace di «intersecare» i saperi… Digital Startup Design Manager

Ci credo molto.

Si, credo fortemente al fatto che oggi, in un mondo così veloce e pieno di saperi, servano soggetti che riescano ad «intersecare» (e attuare) gli stessi saperi, che occupino spazi (e tempi) vuoti, soprattutto in una nazione come la nostra, famosa per la capacità di sviluppare idee, meno per quella di “connetterle”.


Lo dicevo anni fa, nel 2006, quando ho pensato al leitmotiv della mia prima avventura, la Necto, rete-collegamento in latino, creando un primo ufficio di professionalità verticali e storiche (architetto, dottore commercialista etc.) supportate da professionisti “front-office” con grandi competenze trasversali.

Ci abbiamo lavorato fortemente con l’iniziativa Circuito Virtuoso (2013) nel quale, un Personal Manager di un (micro) imprenditore troppo disallineato in comunicazione e finanza, strategia e visione, preso dall’operatività e la vendita di tutti i giorni, in preda ad un momento di vera crisi (intesa in senso di passaggio), totalmente smarrito, aveva bisogno di una guida al suo fianco per aiutarlo a crescere e riconvertire il business.