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Meno progetti più processi, meno invenzioni più managerialità

Era tempo che volevo esternare i miei pensieri al riguardo, stando nel “baricentro” quotidiano del “confronto” pubblico/privato come facilitatore e mentor per fare impresa e immerso nella passione della formazione sul tema, vorrei esplicitare principalmente due concetti, più in senso lato:

  1. una visione e strumenti univoci, stesso verso, stessa direzione per tutti.

Continuiamo ad essere frammentati e “nani” nell’operatività poiché soprattutto le politiche e le scelte strategiche sono ancora troppo a cavallo tra il passato e il futuro, come fossero dettate da processi di segmentazione di marketing, alcuni esempi chiave:

Innovazione fa rima con confusione

 

Mi piacerebbe molto scrivere di più (nonché partecipare a convegni, presentazioni, eventi, magari in prima persona) su temi di lavoro e fare impresa ma ultimamente, sempre di più, bisogna dedicarsi all’operativo, incontrare, proporre, inventare, fare, produrre, innovare. Mi accorgo dunque che, dopo la parola startup (e il tentativo di farle/parlarne da parte di molti), la consegutio temporum è la parola innovazione, tutti gli attori del sistema impresa ne fanno uso, almeno una volta, in un discorso.

Non ne sono certo un esperto scientifico ma, vivendo la “strada” dell’ecosistema imprenditoriale-istituzionale-associazionistico-finanziario per fare impresa, mi accorgo di quanta confusione ci sia nella formazione, nell’ideazione, nella facilitazione e nell’esecuzione di tutti gli attori che ruotano intorno all’innovazione. Parlo ovviamente dell’Italia e non mi permetto di andare oltre confine, rischierei giudizi euristici.

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Le dimensioni contano: mancano aggregatori in un mercato di offerta e … risposta

Non voglio certo ripiegare su contesti hot ma il tema caldo che mi piacerebbe discutere è quello della dimensione delle imprese in Italia e degli strumenti a supporto per la crescita delle stesse.

Se 9 imprese su 10 nascono da straordinaria esecuzione di idee semplici ed ordinarie, 9 imprese su 10 che diventano tali, sono rappresentate da autoimpiegati o da autoimprenditori: i primi con le mani in pasta anche nella produzione per i primi anni di vita della propria impresa, i secondi ancora coinvolti fortemente nella gestione ordinaria e quotidiana della catena del valore.

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Fondi UE: il problema non è solo la PA, ma la domanda delle imprese

Notizia di qualche giorno fa: l’Italia rischia di lasciare nelle casse UE circa 41 miliardi di euro per mancanza di capacità di spesa e operatività di sviluppo dei progetti.

In effetti, visti i risultati, non avrebbero tutti i torti, Regioni come la Calabria, hanno speso meno del 40% dei fondi dedicati nelle annualità passate.

Siamo di fronte ad una vera occasione mancata, l’ennesima.

Altra notizia è che il governo taglierebbe dal 50% al 26% la partecipazione finanziaria al Sud dei progetti nella formula di co-finanziamento, circa 8-10 miliardi di euro (scelta operativa che reputo giusta).

Dunque, tutti questi miliardi di fondi tra Fesr, Fas e sigle simili fermi, ma cosa sono e come si gestiscono?